Facebook e il monitoraggio nei negozi


Il social network Facebook è uno strumento di marketing molto potente proprio perché consente alle pubblicità di definire il target in maniera molto precisa e dettagliata.

Anche chi non ha particolari conoscenze in fatto di Web Marketing si sarà accorto che i messaggi promozionali che vengono proposti sul proprio profilo sono quasi sempre straordinariamente in linea con i propri gusti ed i propri interessi.

Questo non è casuale: gli inserzionisti che promuovono le loro attività su Facebook, infatti, hanno la possibilità di rivolgere il loro messaggio esclusivamente ad un target di interesse, definito in maniera molto precisa.

Facebook è in grado di fornire all’inserzionista una vasta gamma di dati molto interessanti: tipi di pagine a cui si è cliccato “Mi Piace”, dati anagrafici, occupazione, luoghi visitati… insomma, qualsiasi informazione viene utilizzata dal social network per definire il profilo di utente-consumatore.

La grande novità che è stata presentata dallo stesso Facebook per mezzo del suo blog ufficiale riguarda la possibilità da parte del social network, di definire per finalità di marketing il profilo di ogni utente anche attraverso l’elaborazione di nuovi dati riguardanti i consumi, i quali sono ottenuti, per la prima volta, all’esterno dell’ambiente Facebook.

Il nuovo progetto del social network di Mark Zuckemberg si chiama Partner Categories, e si basa sostanzialmente su questo: alcune importanti aziende forniscono a Facebook dei dati relativi agli acquisti che hanno compiuto i loro consumatori, in modo che il social network possa a sua volta proporre, nei profili degli utenti, degli annunci pertinenti con i loro interessi.

Uno strumento di marketing molto potente, dunque, ma sul quale non mancano affatto le polemiche. Per quanto sia lecito, o quantomeno immaginabile, che il social network elabori a fini di marketing tutte le informazioni fornite dai suoi stessi utenti, il fatto che questo possa usufruire anche di informazioni commerciali esterne al suo stesso ambiente è visto da molti come una vera e propria violazione della privacy.

In Italia, ad esempio, la tutela a favore dei consumatori è molto più rigida, tant’è che il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, si è espresso in maniera inequivocabile, sottolineando come un progetto di questo tipo potrebbe ad oggi essere realizzato esclusivamente previo un consenso informato da parte del navigatore.

Intanto, negli Stati Uniti il progetto Partner Categories è già avviato, e coinvolge già importanti marchi come Acxiom, BlueKai, Epsilon, Datalogix. Ne saranno contenti i navigatori americani?